Intervista di: Patrizia Saccente
C’è ancora troppa gente convinta che un’alimentazione vegan sia basata su tante rinunce e su alimenti
poveri di gusto. Nel 2021 è fondamentale rendersi conto di quanto la cucina plant-based possa essere ricca
di gusto, creatività e salute. Fortunatamente, esistono sempre più persone che dedicano la vita al mondo
vegan, trasformando le loro passioni e il loro lavoro in un manifesto di attivismo etico e sostenibile; una di
queste è Paolo Baratella: plant-based chef, ambasciatore dell’associazione Italian Dining Summit e vincitore
del contest mondiale Chefs Bench 2020 con l’unico piatto vegan in concorso.
La sua esperienza è la chiara dimostrazione di quanto la cucina vegetale sia un’indiscutibile forma di arte,
piena di segreti, curiosità e tecniche. Ma come si riesce a dedicare la propria vita all’arte culinaria? Com’è
essere uno chef vegano nel 2021? Come ci si può approcciare a questo mondo?
In questa intervista, Paolo Baratella ha chiarito i nostri dubbi, parlandoci della sua esperienza e dandoci
consigli interessanti.

  1. Ciao, Paolo, grazie di essere qui. Vorremmo iniziare questa intervista parlando di uno degli
    aspetti più importanti della tua vita: la cucina. Sei uno chef, ma come è nata la passione per la
    cucina e come l’hai trasformata nel tuo lavoro?

    Ricordo bene quando all’età di circa 11- 12 anni i miei genitori iniziarono ad andare in palestra e
    rientravano poi per cena, quindi, qualcuno dei 3 fratelli si doveva occupare di preparare da
    mangiare. Questo voleva dire mettere l’acqua sul fuoco per la pasta, o quanto meno riscaldare
    quello che c’era di già pronto o finire la cottura di qualcosa…

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